Carach Angren – Dance and Laugh Amongst the Rotten (Season of Mist), 2017

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Fino a qualche mese fa parlare con me dei Carach Angren equivaleva imbattersi in un vecchio rincitrullito che blaterava sulla rovina del metal ad opera di queste sopravvalutazioni così estreme. Purtroppo mi ero fermato al loro secondo disco, datato 2010, una vera merda plasticosa con chitarrine sottili e tastiere da pubblicità di un sexy shop gotico. Per fortuna ho capito che gli ottimi Where The Corpses Sink Forever e This Is No Fairytale erano molto diversi: anche se non giustificavano le centinaia di migliaia di visualizzazioni su Youtube, mettevano la band olandese su un altro piano rispetto ai classici del symphonic black.

La loro natura commerciale è evidente, voler puntare ad atmosfere da favola del terrore non è la stessa cosa di un In The Nightside Eclipse, ecco. Prenderli nel verso giusto era possibile, come in Dance and Laugh Amongst the Rotten, la cui copertina mette in chiaro come si tratta di metal cartoonesco, cinematogtafico, di mero intrattenimento, anche superficiale, che del black metal ha più l’esteriorità che la sostanza. Non sia inteso in senso negativo. È proprio come gli Amon Amarth e gli Ex Deo in altro campo. Per questo coi Carach Angren mi trovo sempre spiazzato. Il mio io irriducibilmente metal mi dice che si sono venduti, che a fare il circo gotico sono bravi tutti, che diventeranno ancora più famosi. L’altro io mi fa ragionare e mi fa capire che la scelta di Song For The Dead come primo singolo è qualcosa che va contro tutto ciò: un brano a mezza velocità, duro e ripetitivo come mai ne hanno fatti e neanche il più significativo del disco. Adesso il gruppo sta giocandosi tutte le carte che ha, espandendosi trasversalmente tra generi. Non è più black metal dicevamo, ma non è neanche puramente death o gothic, è un grosso calderone che ribolle e lascia aperte tutte le possibilità e quindi l’inizio di Charlie potrebbe essere anche industrial, Blood Queen ha un ritornello da Dark Tranquillity e così via. La varietà è incredibile anche all’interno di alcuni brani (In De Naam Van De Duivel) e esalta la formidabile seconda metà della tracklist. La produzione è la più corposa e bombastica che abbiano mai avuto, così come i riff che si utilizzano, ma la voce è troppo prominente nel mix e questo fa risultare l’ascolto un po’ difficoltoso se teniamo conto che sono molto pompati i bassi. Poi magari è solo il mio promo e sul cd fila tutto liscio. I Carach Angren non avranno la classe e l’eleganza dei Cradle of Filth, ma hanno fatto dei passi da gigante nello sviluppo della propria personalità.
[F]

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