Taphos Nomos / Urðun – R.I.P. (Blood Harvest), 2017

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Un altro R.I.P.? E che palle, direte voi. Metal Archives ne conta decine e decine. Ma se vi dico che significa Rarely Investigated Phenomena oppure Rigorously Intensified Putrefaction? Molto meglio direi!

I Taphos Nomos e gli Urðun hanno esordito entrambi nel 2015 con due EP ottimi come West of Everything Lies Death e Horror and Gore. Due modi diversi di intendere l’old school death metal che oggi copulano insieme per un obbiettivo comune. In soldoni le loro ambizioni si possono già intuire da pochi secondi di ascolto. I putrescenti Urðun tra l’altro coverizzano gli Autopsy: più chiaro di così si muore… e infatti è proprio lì che vanno a parare: altrimenti non si chiamerebbe death metal. Se vediamo quest’occasione come una sfida vincono i ragazzi della Pennsylvania. Anche se con solo con tre brani originali (rispetto ai quattro più cover dei colleghi islandesi), i Taphos Nomos mostrano una progressione e dei miglioramenti più netti, oltre al particolare non secondario oggi i discepoli di Severed Survival hanno inflazionato molto la scena, mentre risentire echi di vecchi Bolt Thrower e delle prime creazioni degli Asphyx è un po’ meno comune. Sul pezzo doom degli Urðun, Gafir & Bein, niente da rilevare se non che mi ha fatto venire una voglia matta di Incantation catacombali. Un bell’assaggino di due gruppi che possono diventare dei feticci. Cassetta per Caligari Records, cd per Blood Harvest: giù il cappello, con dentro rimasugli di cervello.

[F]

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