Reverorum Ib Malacht – Ter Agios Numini (The Ajna Offensive) – 2017

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Dodfodd, demo 2015. Era finalmente qualcosa di diverso per Karl Hieronymus Emil Lundin, che andava oltre il raw black metal delle precedenti occasioni e lasciava intendere di avere un po’ di sale in zucca. Sono arrivato ai Reverorum ib Malacht solo da pochi mesi e la prima impressione sul loro operato poteva essere riassunta così: la messa della domenica di qualche decennio fa, col blast beat che più di una ritmica di batteria si avvicinava al ticchettare delle dita ossute delle vecchiette avventrici spazientite per l’eccessiva durata del rituale. Roman catholic black metal: così si definiscono. Non so se fanno sul serio, se c’è stata una conversione o no, ma solenni lo sono, e pure tanto. Originalità fuori discussione per il modo in cui le tematiche sono trattate. Se il black metal nasce come espressione di offensività e pericolo, questo non è né offensivo né pericoloso. Ma attenzione: anche il 99% del restante atmospheric black metal che parla di uccellini e passeggiate nei boschi non lo è. Almeno nei Reverorim ib Malacht ci sono tanti passaggi noise e ambient abbastanza disturbanti. All’inizio il black metal era prodotto malissimo e dai contenuti trascurabili (la demo e Urkaos poi con l’iconico De Mysteriis Dom Christi (il cui titolo ha fatto arrabbiare i metallari cattivi, gne gne gne) le cose si sono fatte più interessanti, ma sempre estremamente impegnative tra un canto gregoriano e un riff tutto sporco in lontananza, con durata superiore a un’ora. Che messa dura settanta minuti? Quella del vostro funerale?

E infatti al terzo tentativo abbiamo un album che dura circa tre quarti d’ora. Due macro brani e due di contorno. È tutto più compiuto in Ter Agios Numini, atmosfera all’ennesima potenza, come se stessimo in una chiesa di città abbandonata, polvere e luce che la trafigge. È difficile descrivere la musica dei RiM e la definizione che ho dato prima non è più del tutto valida perché adesso suonano e possiamo accorgerci di tutti i passaggi. Attenzione, è comunque qualcosa di simile a Reek of Putrefaction dei Carcass e anche la voce ve li ricorderà in Dwellings are his that die, poi si va sul noise e su una sorta di industrial molto sghembo. Il black metal sta solo alla fine. Si tratta di sperimentazione vasta e per nulla ammiccante, un po’ come i Plasmodium con qualche seduta di psicanalisi da Mortiis. Il prossimo passo è arrivare ai livelli di malattia di Gnaw Their Tongues. Ovviamente se non siete d’accordo coi loro ideali troverete ogni appiglio per demolirli. Sto solo dicendo che ogni tanto anche nel black metal c’è qualcosa di bizzarro e diverso dal solito, per quelli che non sono ancora pronti a The Ark Work dei Liturgy e vogliono preparare il terreno.

[F]

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