Humanity Zero – Withered In Isolation (Satanath Records) – 2017

653129Capita che i gruppi non riescano a trovare la propria dimensione, che non abbiano consapevolezza dei propri mezzi e che nessuno glielo dica a tempo debito. Non c’è niente di male ad ammettere di non avercela fatta. C’erano una volta gli Humanity Zero, greci e inesorabilmente bulimici: dal 2008 al 2014 un disco all’anno, un mare di death metal che sulla carta voleva suonare come i Death di Human e Symbolic, ma che di fatto si risolveva in un ammasso di suoni non calibrati, velocità spropositate quando non ci voleva e rallentamenti poco convinti. Non tutto era marrone e maleodorante però. Ogni tanto usciva fuori qualche brano più a fuoco come nell’album In The Parade Of The Ungrateful. La nuova vita era iniziata nel 2014, con l’ormai penultimo e sorprendentemente buono ‘Execution Ground’, molto più violento e al sangue. Li trovate tutti in free download nella descrizione dei video Youtube caricati dagli HZ, non vi preoccupate.

Oggi con un gap temporale inusitato dalla precedente uscita abbracciamo la natura malefica di ‘Withered In Isolation’. Non mi aspettavo un album così doommeggiante e con melodie molto più lacrimose. Il growl alla Chuck Schuldiner è bello e andato. Siamo più dalle parti dei My Dying Bride (c’hanno il violino, tra l’altro, molto in evidenza) e dei primi Katatonia ora. C’è ancora qualcosa dei Death in sporadici stacchi di ‘Solitary Confinement’. Totale rivoluzione che è riuscita molto bene, forse un po’ tardiva, ma reale e di interesse sicuro per quelli che, anche sotto l’ombrellone o a una festa di paese, hanno il cuore avvizzito come una foglia in autunno. Gli Humanity Zero sono stati salvati per i capelli, forse dal cantante nuovo che li segue da un paio di dischi o forse dal destino dopo aver tappezzato Atene di annunci tipo “AAA cercasi sposa morente, questione di vitale importanza”. Speriamo che si possano confermare in futuro con maggiore incisività perché hanno un suono un po’ troppo gracilino in alcuni punti, bisogna irrobustirlo. Anche se il concetto stesso di futuro è molto effimero per un gruppo doom, lo riconosco.

[F]

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